A luglio, chiuso il raccolto, arriva il momento più delicato dell’anno per chi tiene le api: la lotta alla varroa. Questo piccolo acaro si moltiplica al ritmo della colonia per tutta la stagione, e se non interveniamo in estate rischia di compromettere le api che dovranno portare l’alveare fino alla primavera successiva.
Il punto debole della varroa è anche il suo punto di forza: si riproduce nascosta dentro la covata opercolata, al riparo da qualsiasi trattamento. Finché nell’arnia ci sono celle chiuse, buona parte degli acari resta irraggiungibile. Da qui nasce l’idea del blocco di covata: interrompere per qualche settimana la deposizione della regina, così che tutta la covata sfarfalli e non venga rimpiazzata. A quel punto gli acari sono tutti allo scoperto, e un solo trattamento con acido ossalico diventa molto più efficace.
Esistono diversi modi per bloccare la covata. Quello che preferisco è il favo orizzontale, e per una ragione precisa. La regina viene confinata su un unico vecchio favo, isolata dal resto del nido, ma sistemata in una cornice bassa autocostruita (circa 8 cm di altezza) che occupa tutta la superficie dell’arnia. Così i suoi feromoni continuano a diffondersi in tutto l’alveare: quando la regina viene liberata, le api la riconoscono e il rischio che venga sostituita è ridotto. Nell’ingabbiamento verticale, dove la regina resta chiusa in una gabbietta stretta, il feromone raggiunge solo un terzo dell’arnia e questo rischio è più alto.
Perché un favo vecchio e non uno nuovo? Perché un favo va comunque eliminato dopo circa tre anni: nella cera si accumulano residui e patogeni, e le camicie larvali lasciate a ogni nascita restringono le cellette, facendo nascere api via via più piccole. Il favo usato per il blocco andrà infatti eliminato e scerato a fine operazione: lo si destina così alla fine naturale del suo ciclo.
Dopo 24 giorni — il tempo necessario perché sfarfalli anche l’ultima covata da fuco, la più lunga — sotto non resta più covata opercolata. A questo punto si tolgono i melari, si libera la regina, e il giorno successivo si tratta la famiglia con acido ossalico: su una colonia priva di covata, un solo intervento elimina fino al 95% degli acari. La colonia arriva così all’invernamento più sana e più leggera.
Questa è una delle tecniche che affrontiamo dal vivo nel percorso formativo in apiario. I corsi di quest’anno sono ormai conclusi, ma se vuoi imparare a gestire la varroa e le altre fasi della stagione con un accompagnamento pratico, puoi già dare un’occhiata al programma e tenere d’occhio le prossime edizioni qui: Corsi di apicoltura.