Metà ottobre, e in apiario sembra ancora fine estate. Con queste giornate calde le api non si sono ancora strette per l’inverno: escono, volano e tornano cariche di polline e nettare d’edera.

L’edera, l’ultimo raccolto

L’edera sta dando le ultime gocce di nettare. Fiorisce quando quasi tutto il resto è già sfiorito, ed è l’ultimo raccolto dell’anno: le api non se lo lasciano scappare.

La regina continua a deporre

Con tutto quel cibo che entra, la regina non si ferma. Nelle mie arnie ci sono ancora 4, 5 e a volte 6 favi di covata. A prima vista è una bella notizia: famiglie forti e attive. Ma a ottobre ha un rovescio.

Un telaio con la covata, a metà ottobre

Perché mi preoccupa: la varroa

La varroa è un acaro che si riproduce proprio dentro la covata. Più covata c’è, più l’acaro si moltiplica. E questo è il momento peggiore per lasciarlo fare, perché adesso nascono le api invernali: quelle che dovranno vivere circa 5 o 6 mesi e portare la famiglia fino alla primavera. Se crescono debilitate dalla varroa, la famiglia rischia di arrivare stremata alla fine dell’inverno.

Cosa faccio

Per limitare la proliferazione dell’acaro mi preparo a fare 4 cicli di acido ossalico sublimato, uno ogni 6 giorni. Ripeto il trattamento perché l’acido raggiunge le varroe che stanno sulle api, non quelle chiuse nelle celle con la covata: a ogni passaggio colpisco quelle uscite nel frattempo con le api nuove.

Ogni stagione è diversa, e l’apicoltura è anche questo: guardare le api e adattarsi al tempo che fa, non al calendario.

Se vuoi capire meglio come lavoro con la varroa durante l’anno, ne parlo nel mio Manuale di Apicoltura.